Questo secolo e, in particolare, questo periodo di forzata sterilizzazione sociale vedono un progressivo aumento di casi depressivi.
Non intendo parlare della depressione patologica, ma del cattivo umore, della tristezza e della depressione nel senso più generale del termine.
Se vi ritrovate, o vi è capitato di ritrovarvi, in uno stato emotivo tra quelli sopraelencati è perché siete dei rincoglioniti. Per spiegarvi perché lo siete ricorrerò a due argomenti: uno potremmo chiamarlo argomento pratico e l’altro argomento fenomenologico.
Il primo argomento, quello pratico, può essere riassunto come segue:
se siete di cattivo umore (tristi, arrabbiati, depressi, ecc.) è perché un vissuto, una qualità o una situazione – insomma, qualcosa – della vostra vita e/o della vostra persona non vi piace e vorreste cambiarlo. Siete brutti, è morta vostra nonna, il ragazzo vi ha lasciato, avete perso il lavoro, il vostro lavoro fa schifo, avete il cancro, e via dicendo, sono tutte situazioni che rientrano nella definizione data in precedenza.
Ora, la cosa più elementare da fare è chiedersi: posso cambiare tale vissuto/situazione/qualità? Qualora la risposta fosse no e il vostro umore potesse essere condizionato da qualcosa di non condizionabile, sareste dei perfetti idioti, e lo sareste per chiare ragioni.
“Cavolo, come vorrei che l’accelerazione gravitazionale sulla Terra non fosse di 9,8m/s2! Se solo potessi fare qualcosa per cambiarla! Oddio come sto male!”
Vedete anche voi quanto è stupido?
Nell’altro caso, se potete fare qualcosa per cambiare la situazione, si presentano due possibilità: la cambiate o non la cambiate.
Se la cambiate, beh, complimenti ragazzi. Avete fatto ciò che dovevate fare.
Se non la cambiate, allora, siete degli imbecilli. E non avete scuse che tengano, siete solo degli imbecilli. Dovreste dirlo ogni volta che vi presentate a qualcuno: «Ciao, sono Mario e sono un imbecille. Piacere di conoscerti», così evitereste spiacevoli sorprese a chi dovrà scoprirlo da sé.
Constatato ciò, direi di passare al secondo argomento: quello fenomenologico.
Prendiamo le mosse da un’asserzione alquanto banale che, nonostante ciò, non è chiara a molti:
I fatti sono fatti.
Bene, ora che abbiamo verificato la mia bravura nelle proposizioni tautologiche, possiamo andare avanti.
Nell’universo accadono eventi, come ben sappiamo. E questi eventi, per comodità, li collochiamo secondo parametri di spazio e di tempo (nel nostro spazio euclideo, che è quello che ci interessa in questo momento). Ora, nessuno ha alcuna autorizzazione a categorizzare un evento come buono o cattivo. Tuttalpiù possiamo dire che l’evento si è presentato.
Gli eventi non sono per loro natura né buoni né cattivi, sono banalmente eventi. Tant’è che davanti alla stessa situazione persone diverse danno giudizi diversi.
Trump è diventato presidente degli Stati Uniti il 20 Gennaio del 2017. Qualcuno era contento, qualcun altro orripilato, ma tutti concordano sul fatto che sia accaduto davvero.
Mario ha il cancro, la sua famiglia l’ha presa male, ma il suo vicino è al settimo cielo, perché quando Mario morirà nessuno gli cagherà più sullo zerbino.
Chiaro?
Quindi essere tristi o felici per qualcosa è una manifestazione di arroganza. Chi cazzo siete voi per dire che ciò che è accaduto è bello o brutto? Maledetti presuntuosi.
Ora, non voglio dire che non dobbiate mai essere felici, ma l’argomento fenomenologico mette in luce una particolare verità: siamo noi a decidere cosa è bello e cosa è brutto, cosa è buono e cosa è cattivo. I fatti si presentano, noi li filtriamo e poi li categorizziamo. Se il nostro cervello fosse fatto a cassetti avremmo: “cose buone”, “cose cattive”, “cose indifferenti”, “persone con cui farei sesso se fossi ubriaco”.
Ebbene, con un piccolo sforzo mentale potremmo riconoscere la neutralità dei fatti e poi categorizzarli come ci pare, lasciando il cassetto delle cose cattive vuoto. Mario potrebbe mettere il suo cancro nelle “cose indifferenti” e i democratici potrebbero mettere Trump in “persone con cui farei sesso se fossi ubriaco”.
In conclusione, se siete tristi è perché siete dei rincoglioniti.
